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Dai 35°C di Panama all’inverno di Santiago del Cile

Dai 35°C di Panama all’inverno di Santiago del Cile

Memorie di un esportatore in missione nel LATAM

1 agosto 2012

PANAMA – 35 gradi umidi di clima tropicale; ossessione per l’aria condizionata, peggio di Miami. La città vecchia in fondo, nascosta dopo una foresta crescente di grattacieli che le danno un tono tra una Dubai (con la voglia di stupire di alcune architetture ardite) e una Manhattan al daikiri.

La seconda più grande zona franca del mondo dopo Hong Kong, non sono sicuro sia qualcosa di cui andare fieri, ma qui lo sono, e molto, e te lo ripetono tutti, incessantemente. Non ci sono praticamente tasse, c’è un sistema bancario con regole molto elastiche (pare sia uno degli ultimi posti del mondo dove puoi arrivare con una valigia di denaro liquido e depositarlo senza domande), non vi sono dazi di importazione (cosa rarissima nel LATAM, solo il Cile praticamente segue questa impostazione).

C’è il canale, la zona della base americana, poi riconsegnata e fatta diventare un enorme shopping mall, come a dire che gli americani hanno tolto i loro aerei e missili, ma hanno lasciato il loro modo di vivere. L’unica valuta utilizzata è il dollaro americano, puro e semplice.

Dall’ufficio dove sono si vede il mare, no anzi l’oceano, imponente, sembra respirare con maree che lasciano acquitrini infiniti. Acqua sporchissima, qui usano la parola contaminada: le fogne scaricano direttamente nel mare. Avevano dato l’incarico a una società giapponese di bonificare, e loro, dopo un anno in cui gli venivano continuamente chieste mazzette, hanno abbandonato.

SANTIAGO DEL CILE – da 35 gradi di Panama a quasi zero arrivando alle 2 di mattina. Santiago è il Latin America che non ti aspetti: grandi strade larghe alberate (anche abeti!), infrastrutture evolute con tangenziali in parte sotterranee che ne fanno una delle pochissime megalopoli senza traffico. Architettura dignitosa e a tratti gradevole inserita in piani regolatori evidentemente ragionati, grandi parchi pubblici, illuminazione urbana con lampioni di design… Santiago. Poi alzi gli occhi e le vedi: le Ande, con la neve sopra che sembra di poterle toccare allungando la mano (metafora abusata lo ammetto, ma questo mi è venuto in mente quando le ho viste). Con 45 minuti di macchina si è sulle piste da sci: la stagione è nel suo picco adesso, anche se l’inverno sinora non è stato rigido e quindi poca neve.

Economia stabile, nessun dazio, grandi aziende con management molto professionale che si stanno espandendo in tutte le nazioni vicine, vestiti grigi, cravatte e ottimo inglese. Pochissima corruzione, mi dicono.

A Santiago ci devi arrivare, non ci passi: è lontano da tutto e loro hanno, sembra, una sorta di complesso della nazione piccola (meno di 20 M), in una regione di giganti (Brasile e Messico).

Sembra quasi che vogliano contrapporre con orgoglio la loro superiore economia, immune dagli eccessi populisti e dalle fiammate protezionistiche, ai più grandi vicini.

SAN PAOLO – Atterrato ieri sera, pochissima voglia di girare, e un certo qual casino di cose da fare prima di partire.

Dottor Sonne

Foto da http://maps.bpl.org (Bird’s-eye view of the Panama Canal) [CC-BY-2.0], via Wikimedia Commons

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