Governo Letta. Uno sconfitto, tre “non vincitori”

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Governo Letta. Uno sconfitto, tre “non vincitori”

Quanto a lungo potrà reggere una soluzione politica che non accontenta pienamente nessuno?

30 aprile 2013

La svolta è stata il voto anti-Prodi. Quando una parte consistente del PD, 101 grandi elettori, ha immolato l’icona ventennale del centro-sinistra sull’altare della Presidenza della Repubblica, si è dato il via libera alla ricomposizione di un “grande centro” riformista garantito dalla rielezione di Napolitano. Le elezioni sono state praticamente neutralizzate, se per elezioni si intende la scelta tra due opzioni alternative di governo, e ci si è ritrovati improvvisamente nel solco di continuità con il governo Monti, pur con la caratterizzazione politica e il sapore d’innovazione che l’abilità di Enrico Letta ha saputo dare al nuovo esecutivo.

È evidente che c’è un unico grande sconfitto di questo esito: Pier Luigi Bersani e il suo strenuo tentativo di un governo del cambiamento, che voleva gettare un ponte tra la sinistra e la carica palingenetica del Movimento 5 Stelle. Tentativo forse velleitario, troppo infatuato di una formula politica, e incapace di leggere l’irriducibilità del grillismo a una logica di coalizione, ma che comunque era l’unica stretta via per tenere unito il Partito Democratico e mettere in un angolo il centro destra.

Ma se un perdente c’è, non c’è nessun vero vincitore. O meglio ci sono tre “non vincitori” della partita.
Non ha vinto Grillo, che potrà certamente gridare all’inciucio e alimentare la retorica anti-casta, ma che dovrà prima o poi fronteggiare gran parte del suo elettorato che gli imputerà la resurrezione di Berlusconi. Non ha vinto Berlusconi, che certo ha ottenuto le larghe intese a lungo reclamate, ma che avrebbe conseguito maggiori vantaggi da un immediato ritorno alle urne, mentre ora sarà costretto, lui vecchio, a tenere in piedi un governo di giovani. E non hanno vinto nemmeno quei fantomatici e misteriosi 101 parlamentari del PD, che hanno sì ottenuto la testa del professore e del segretario, ma che ora si ritrovano dentro un partito lacerato i cui elettori e iscritti non capiscono il patto con il PdL.

E ci saranno presto tre prove decisive per capire se le “non vittorie” si tramuteranno in sconfitte certe: le elezioni di Roma, dove il Movimento 5 Stelle verificherà il suo effettivo consenso dopo il boom delle politiche; le sentenze dei processi Berlusconi, che potrebbero archiviare il cavaliere istituzionale per ridare sfogo a quello avverso alla magistratura; il congresso del PD, che potrebbe sancire una scissione tra l’ala socialista e quella popolare.

Alla fine, forse, l’unico ad avvantaggiarsi di questa implosione di minoranze battagliere che si contendono la democrazia italiana potrebbe essere proprio il “giovane vecchio” Enrico Letta, e il suo governo di piccoli passi e grandi compromessi.

Federico Pommier Vincelli

Foto: veDrò – l’Italia al futuro [CC-BY-SA-2.0], via Wikimedia Commons

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