Europa

L’Europa prima, l’Italia poi.

C’è odore di nuovo già a pochi giorni dall’ insediamento dell’esecutivo Monti.

25 novembre 2011

A Strasburgo, durante l’incontro trilaterale di ieri tenutosi con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, Mario Monti ha discusso in anteprima il nuovo ambizioso piano del governo, con stupore e disappunto dei parlamentari italiani, risentiti di non conoscere ancora i tratti fondamentali della manovra.

Primi a venirne a conoscenza: i colleghi europei. Perché “l’Europa siamo noi!”. Come perentoriamente affermato dal professore, col chiaro intento di ricucire quel rapporto ormai logoro, sfiancato dall’ineguatezza del passato esecutivo prima ancora che dalla crisi. Un distacco dal precedente governo enfatizzato anche da un rinnovamento nel linguaggio, incentrato non più sui parallelismi di matrice calcistico-imprenditoriale che hanno impregnato la comunicazione degli ultimi due decenni.

Scuola, accademia e istruzione rappresentano il florido bacino da cui attingere, nell’espressione linguistica di un nuovo approccio alla governabilità. Monti assicura che «l’Italia farà i suoi compiti a casa», proprio quelli che l’ex premier lamentava doversi far correggere dal presidente della Repubblica… “Con la matita rossa” pergiunta!
Obbiettivi e goal cedono il passo allo studio, al lavoro, a quei compiti che presuppongono un dover essere assegnati.
Ma da chi? È la domanda che aleggia nell’aria da giorni.

Il timore è che ad assegnarli possano essere gli interessi dei mercati finanziari o delle lobby religiose.
Fatto è che la presenza di un professore in aula piuttosto che di un mister che dispone giocatori in campo, dovrebbe rassicurare.
Suona la campanella quindi per i nuovi discenti: ci saranno loro in aula, al servizio di un fine più grande, che si spera sia quello effettivo della collettività.

Carmine Amitrano

Carmine Amitrano

Argomento: Europa

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