Matrimonio gay: a che punto siamo, negli Stati Uniti

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Matrimonio gay: a che punto siamo, negli Stati Uniti

Due imminenti sentenze potrebbero indicare la strada, in una direzione o nell’altra

26 marzo 2013

Il 26 ed il 27 marzo la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America si pronuncerà, in significativa sequenza, su due casi relativi all’ammissibilità, e al valore giuridico del matrimonio civile fra persone dello stesso sesso, già oggi legale in molti Stati americani. La sequenza è significativa non solo per l’intrinseca importanza dei casi, ma anche perché, ricordiamo, la Corte Suprema USA, con notevole differenza rispetto alle Corti Costituzionali di stampo europeo, ha grande autonomia decisionale sull’ammissibilità dei casi sottoposti alla sua attenzione, cosa che la rende di fatto un organo “politico” oltre che giurisdizionale, giudice arbitro ma al tempo stesso giocatore di partite molto complesse che si giocano a più livelli: statale, federale, giudiziale. L’aver calendarizzato in sequenza due questioni tanto rilevanti, che in combinato disposto fra loro potranno dare, o non dare, un nuovo e duraturo assetto alla materia. Dopo tante schermaglie a livello dei singoli stati, the time has come, il tempo è giunto per una definitiva “battaglia” sul piano giuridico e dei diritti, e i due schieramenti si affrontano per la prima volta in campo aperto, senza paracadute né possibili infingimenti.

Dunque oggi, 26 marzo, la Corte Suprema esaminerà il caso Hollingsworth vs Perry. Dennis Hollingsworth è il leader del gruppo Protect Marriage (Proteggi il matrimonio), che nel 2008 promosse e vinse in California il referendum popolare Proposition 8, all’esito del quale venne abrogata la legge con cui lo Stato della California aveva introdotto le nozze gay. Da un punto di vista giuridico, l’esito del referendum fu l’abolizione dell’istituto ex nunc, senza però l’annullamento dei circa 18 mila matrimoni omosessuali nel frattempo validamente celebrati nello Stato, con effetti pratici paradossali. Kris Perry è l’attivista lesbica di San Francisco che, assieme alla partner Sandy Stier ha presentato istanza di incostituzionalità contro la Proposition 8, sulla base di una allegata violazione del principio di uguaglianza.

L’udienza pubblica si annuncia epocale, perché gli opposti schieramenti comprendono nomi, istituzioni e persino multinazionali, con posizioni trasversali diverse e più interessanti della tradizionale dicotomia fra progressisti e conservatori. Fra gli altri, nel fronte anti-nozze gay si è schierata la Conferenza episcopale degli Stati Uniti assieme a 20 dei 38 Stati americani che già “proibiscono” per legge (e non semplicemente “non prevedono”) il matrimonio omosessuale. A favore delle nozze gay ed etero si è invece schierata l’amministrazione federale, oltre a giganti dell’industria come Apple, Alcoa, Verizon e Xerox.

Il 27 marzo, nel caso U.S. vs Windsor, la Corte esaminerà invece la costituzionalità del Defense of Marriage Act (in jargon giuridico americano: “DOMA”), una legge federale, adottata da Bill Clinton nel 1996 (ma l’ex presidente ha da lungo tempo dichiarato pubblicamente di aver cambiato idea, ed è oggi un fiero paladino dell’abrogazione) che nella sua III sezione sancisce i) il non riconoscimento a livello federale delle nozze gay celebrate nei singoli Stati, e ii) la non obbligatorietà per i singoli Stati di riconoscere a ogni effetto di legge la validità legale delle nozze gay degli altri Stati americani dove queste siano invece legali. In altre parole, oggi una coppia gay legalmente sposata nello Stato di New York non si vede riconoscere il suo status né a livello federale (con rilevanti effetti, ad esempio, a livello previdenziale), né negli Stati che non prevedano analoghi istituti, come appunto in California. La III sezione del DOMA è stata già ritenuta incostituzionale da otto Corti Federali: fra queste, la Suprema Corte ha ritenuto di accogliere il dibattimento nel caso Windsor, nel quale la signora Edith Windsor si è vista riconoscere nell’ottobre 2012 dalla Corte d’Appello dello Stato di New York il diritto alla reversibilità della pensione assegnata alla sua consorte deceduta, sul presupposto – appunto – dell’incostituzionalità del DOMA.

All’esito della doppia discussione, le due sentenze, autonome ma ovviamente intimamente collegate (i media statunitensi giudicano improbabile, anche se non impossibile, che in seno alla Corte si formino maggioranze diverse per le due decisioni) sono attese per la fine di giugno.

Per quanto rilevi (e di fatto rileva, perché la Corte Suprema USA si è spesso rivelata di fatto un sensibile termometro dello spirito del tempo), i sondaggi delle ultime settimane mostrano che il sostegno popolare alla legalità delle nozze gay è in crescita netta negli Stati Uniti, con oscillazioni che, a seconda degli istituti ricerca, vanno dal 48 al 55%, con una schiacciante maggioranza del 71% fra i cosiddetti “millennial” (i giovani fino a 30 anni) e percentuali inversamente proporzionali all’innalzarsi dell’età. Si tratta di un consenso comunque in crescita in tutte le fasce di età rispetto ai rilevamenti del 2008, quando il dibattito si era di nuovo infiammato in occasione della Proposition 8 californiana.

Andrea Punzi
Avvocato in Roma

Foto: Attribuzione Alcuni diritti riservati a ProComKelly

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Argomento: Esteri, Società

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