L’India è in aperta violazione della Convenzione di Vienna?

Esteri

L’India è in aperta violazione della Convenzione di Vienna?

La tensione fra Roma e Delhi per la vicenda dei due marò rischia di trasformarsi in un incidente diplomatico senza precedenti

14 marzo 2013

Come noto, l’Italia ha mancato alla parola data di far rientrare in India Salvatore Girone e Massimiliano Latorre al termine del permesso elettorale. La concessione di tale permesso (il secondo, dopo quello per le feste natalizie) secondo alcuni, preludeva a una sorta di appeasement, di uscita silente dalla ingarbugliata vicenda.

Come noto, tale presunzione era errata. Il Primo Ministro indiano Manmohan Singh ha pronunciato ieri davanti al Parlamento un discorso durissimo nei confronti del nosro paese, preannunziando “conseguenze”, che non si sono fatte attendere. All’ambasciatore italiano in India, Daniele Mancini, è stato “ordinato” dalla Corte Suprema di non lasciare il paese senza autorizzazione (o forse Mancini è stato “invitato” a rimanere in India; il testo del provvedimento, per di più proveniente da un organo giurisdizionale e non politico, non è affatto chiaro), e comunque non prima di avere testimoniato – il prossimo 18 marzo – avanti alla medesima Corte Suprema su alcune circostanze relative alla posizione italiana sulla vicenda (con particolare riferimento agli impegni assunti con l’affidavit, di cui parleremo più avanti).

Insomma, assistiamo una vera e propria escalation di tensione tra Delhi e Roma, che sta portando i due Paesi in acque inesplorate da un punto di vista diplomatico, e forse rischia anche di danneggiare le relazioni indiane con il resto dell’Unione europea.

Secondo quanto anche commentato oggi dalla BBC News India, l’India ha preso un’iniziativa senza precedenti (bloccare un ambasciatore regolarmente accreditato), enfatizzata dalla convocazione a Delhi l’inviato della UE.

Ora, intendiamoci: le espulsioni dei diplomatici sono all’ordine del giorno quando le relazioni fra Stati si deteriorano, e sono espressamente previste e regolate dalla Convenzione di Vienna sulle Relazioni Diplomatiche, del 1961. Ma quel che la la Convenzione di Vienna certamente non prevede è la possibilità di una sorta di stato di detenzione dei diplomatici.

Nessuno parla ancora apertamente di detenzione. Non risulta che l’ambasciatore italiano sia soggetto a misure restrittive, e nessuno è in grado di affermare se, presentandosi alle frontiere, verrebbe fermato. Ma la BBC sostiene che già nell’invito/ordine di non lasciare il paese si potrebbe concretare una violazione della Convenzione di Vienna, che regola i rapporti diplomatici a livello globale, creando così un precedente assolutamente esplosivo per la storia della diplomazia. La Convenzione di Vienna (agli articoli 29 e 31) stabilisce infatti che i diplomatici «non possano essere sottoposti ad alcuna forma di arresto o di detenzione» e che non possano essere costretti a testimoniare.

Con un’opinione pubblica indignata, e una stampa che ha tutto l’interesse a tener viva l’attenzione, si può comprendere che il governo indiano sia sotto pressione, e abbia ritenuto politicamente opportuna una linea dura, anche perché in precedenza era stato accusato di essere debole e ingenuo nel concedere i permessi di uscita dal paese per i marò.

Secondo le parole dell’ex ministro degli Esteri indiano Kanwar Sibal, riprese dalla BBC, non ha aiutato a distendere le relazioni il fatto che i marò siano stati accolti dal presidente del Consiglio Mario Monti con toni che la stampa indiana ha ritenuto eccessivamente enfatici e trionfalistici.

Ad ogni modo, il portavoce del ministero degli Esteri indiano Syed Akbaruddin ha respinto con fermezza l’ipotesi che l’India sia in violazione della Convenzione di Vienna. Secondo la tesi espressa nel corso di una conferenza stampa, è stato lo stesso ambasciatore italiano il primo a creare un precedente fornendo un affidavit (cioè una garanzia) alla Corte Suprema circa il ritorno dei marò in India al termine del permesso elettorale. Con il comportamento italiano, sostiene il Governo, è il «Signor Mancini» che si è «volontariamente sottoposto a un procedimento giudiziario davanti alle Corti Indiane». La correttezza di tale ricostruzione dal punto di vista del diritto internazionale è, naturalmente, assai dubbia.

Ora, la diplomazia occidentale non può fare a meno di chiedersi che cosa succederà se l’ambasciatore italiano cercherà di imbarcarsi dall’aeroporto internazionale Indira Gandhi. Potrebbe essere arrestato? O che cos’altro? Non è inutile ricordare anche che al momento sono in corso negoziati tra l’India e la UE per la conclusione di accordi commerciali e di libero scambio. E, a questo riguardo, le parole dell’ex ministro degli Esteri indiano appaiono quantomeno minacciose: «se l’Italia si preoccupa davvero per i suoi interessi a lungo termine qui, scoprirà di aver fatto un errore enorme».

Andrea Punzi
Avvovato in Roma

Photo: Supreme Court of India, by Legaleagle86 at en.wikipedia [CC-BY-SA-3.0 or GFDL], via Wikimedia Commons

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Argomento: Esteri

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