Revisione di Spesa con tagli da manovra correttiva

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Revisione di Spesa con tagli da manovra correttiva

La nuova manovra di politica economica camuffata dall’anglicismo “spending review”. Tagli selvaggi a penalizzare i servizi erogati dallo stato sociale. E una nuova stangata sui redditi

12 luglio 2012

PROPAGANDA. Tutti i media, TV, carta stampata e testate digitali, ci inondano dello stato dell’arte sulla Revisione della Spesa (non la chiamerò mai “spending review”), ma a parte rari casi, nessuno si occupa di spiegare ai cittadini, che alla fine saranno i soggetti pagatori della contrazione di spesa, di cosa veramente si sta parlando. Eppure se qualcuno ti porta un conto da pagare quantomeno ti presenta uno scontrino fiscale da cui puoi capire cosa stai pagando e perché. Invece ci si limita, nella maggior parte dei casi, a fare annunci generalizzati ed a riportare i giudizi estasiati di una Europa che guarda ammirata i risultati che il Governo Monti ottiene quotidianamente a Bruxelles e a Roma.
 Vediamo allora di capirci qualcosa al di là degli annunci di regime.

LA REVISIONE DI SPESA (RdS) è una procedura consolidata nelle economie anglosassoni che permette di monitorare costantemente i flussi di spesa al fine di migliorarne la qualità attraverso l’analisi di costi e benefici e l’obiettivo di eliminarne, per questa via, gli sprechi che inevitabilmente si accumulano in una macchina complessa come di fatto è la macchina di uno stato moderno. 
Perciò la RdS prevede un monitoraggio costante, annuale dei flussi di spesa proprio perché i benefici non possono essere conseguiti nell’immediato ma solo nel medio periodo. Voler conseguire per questa via benefici immediati vorrebbe dire non fare una RdS ma una manovra vera e propria intesa a raggiungere contrazioni di spesa nell’immediato.

Ed è proprio questa la differenza sostanziale tra la RdS anglosassone e la RdS del Governo Monti. Con buona pace dei cortigiani mediatici, il Governo Monti vuol far passare una ennesima manovra di politica economica come una routinaria RdS.

Certo, va ammesso, vi sono anche elementi tipici di una RdS, ma la gran parte delle misure di contenimento della spesa provengono da tagli analoghi a quelli di tremontiana memoria.
 Alcuni esempi su tutti. La razionalizzazione della spesa relativa al capitolo delle auto blu può senz’altro essere ascritta ad una corretta revisione della spesa.

LA SANITA’. Non si può sostenere però lo stesso se si parla di tagli alla Sanità che il Ministro Balduzzi ha quantificato nel triennio 2012-2014 in ben 7,9 miliardi di Euro. Non è una RdS, è una manovra vera e propria. Si parla a questo proposito di ridurre il tasso di letti per abitanti a 3,7 ogni 1000 e questa potrebbe (dico potrebbe ma la cronaca quotidiana di malasanità è lì a smentirmi…) essere una operazione di razionalizzazione.

Non si parla però di correggere quanto invece ha causato “la prossimità politica”- chiamiamola così con un eufemismo – nelle Aziende Sanitarie in questi ultimi anni (decenni). Uno fra tutti lo spezzettamento dei reparti in minireparti composti di qualche letto per moltiplicare il numero dei primari. Primari, si badi bene, amici di potenti quasi sempre politici, giovanissimi in qualche caso, che non avevano nemmeno l’esperienza di tanti medici in servizio da decenni e scavalcati, nella nomina a primari, solo perché non potevano contare su patrinaggi politici. Dove c’era un reparto di 20/30 letti ne sono stati creati 4/5/6 con un numero di letti irrisorio.

Ma irrisorio non era però il costo posto a carico dell’Azienda, dove invece di un primario (che in quanto tale è equiparato ad un manager e percepisce uno stipendio annuale che può variare da € 100.000 al suo doppio) ne sono stati pagati 3/4/5. Moltiplichiamo questo giochino per le centinaia di ospedali dove si è compiuto questo scempio di denaro pubblico e potremmo arrivare a cifre vicino al miliardo di euro!!!

Ma quello che definisce meglio la RdS di Monti come una manovra a carico delle classi più deboli è il meccanismo infernale nascosto dietro la facciata della razionalizzazione della spesa sanitaria. I tagli lineari, di cui è intrisa la manovra, porteranno si ad una contrazione della spesa, ma proprio perché lineari incideranno anche sulla funzionalità del SSN nel suo insieme. E qui si nasconde l’iniquità. Il cittadino-contribuente che vede la sua busta paga falcidiata dalle ritenute a favore del SSN sarà costretto sempre più spesso a RI-pagare le prestazioni sanitarie se vorrà mantenere un livello di assistenza sanitaria decente per sé e per i suoi familiari… gli altri, quelli  che non potranno permetterselo, languiranno in quel che resta del SSN.

ANALOGAMENTE I TAGLI ALL’ISTRUZIONE E ALLA RICERCA. Anche in questo caso, è vero, si propone (attenzione, si propone…) la chiusura di alcuni enti, cosiddetti inutili. Ma il maglio dei tagli si abbatterà linearmente anche su prestigiosi Enti di ricerca di tutto rispetto quali il CNR, l’Agenzia Spaziale Italiana, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, la Stazione Geologica Anton Dohrn, fondata dall’omonimo scienziato tedesco e definita “tra i più importanti enti di ricerca al mondo nei settori della biologia marina e dell’ecologia”. Ma in un paese come l’Italia, che soffre di un grave dissesto idrogeologico e che presenta un altissimo rischio sismico ed un grave tasso di inquinamento marino, siamo sicuri che sia utile diminuire i finanziamenti ad Enti di ricerca come quelli sopra menzionati? Non sarebbe più saggio invece maggiorare i già esigui stanziamenti?

Si tagliano linearmente i fondi alla scuola pubblica dove siamo, già ora, tra gli ultimi in Europa. Tutti si richiamano alla Germania (sì sempre lei) quando si deve far deglutire il rigore teutonico ad una Italia recalcitrante, ma ci dimentichiamo di citarla come esempio da seguire quando le statistiche ci dicono che è il primo paese per investimenti in ricerca, in formazione, in innovazione e finanzia un numero di ricercatori che è 3,5 volte quello italiano. E proprio per questi motivi (ma non solo) è riuscita a restare a galla ed a migliorare le sue performance economiche puntando su ricerca e innovazione, e proponendo interessanti strategie di uscita dalla crisi. L’Italia invece ha puntato sulla delocalizzazione e la deindustrializzazione di intere aree. Ora con questa ultima manovra camuffata da RdS si punta nuovamente su misure depressive ma si continua a parlare di crescita!!!

DEMONIZZATO IL SETTORE PUBBLICO. Di nuovo il grande pubblico percepirà che ciò che è pubblico è spreco e privilegio a danno della collettività. Non si punta invece a tagli, sì ma selettivi, e a finanziamenti, sì ma selettivi, che rendano il prodotto del settore pubblico migliore. Dovrebbe passare il concetto che l’apparato pubblico deve essere messo in grado di produrre servizi di qualità anche a costo di trasferimenti maggiori come avviene per i Paesi scandinavi. Qui i trasferimenti da parte dello Stato sono addirittura più elevati che nei Paesi mediterranei (Italia compresa) dove però, a parità di spesa, corrisponde una erogazione di servizi di scarsa o scarsissima qualità.

Insomma se la RdS fosse tale i tagli dovrebbero essere fatti con il cesello e non con la mannaia e una revisione che fosse tale dovrebbe comprendere anche maggiori risorse nei settori che possano fare da volano per la crescita… ma questo non è. E allora di quale revisione stiamo parlando? Sarebbe stato più onesto parlare ai cittadini pagatori della necessità di una ulteriore manovra correttiva sul lato delle spese, in attesa di studi di settore che richiedono ovviamente tempi medi per individuare e tagliare gli sprechi… quelli veri. E ce ne sono.

Salvatore Leonardi

Salvatore Leonardi

Argomento: Economia, Interni

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