
23 maggio 2012
E se il primo giorno Facebook aveva il passo della lumaca, il secondo giorno ha ingranato la marcia del gambero: -12%. Il terzo giorno il titolo non è certo risuscitato, chiudendo a -9%.
Interrogativi, dubbi, sorrisini sotto i baffi degli scettici, e Forbes che addirittura ci descrive un Mark Zuckerberg quasi intimidito, nascosto nei bagni di Wall Street come un liceale che non vuol farsi interrogare dalla prof. di matematica (ma la famosa felpa non era stata letta come un segnale di sfida?)
“Pagare moneta, vedere cammello” diceva il saggio. Il fatto è che qui il cammello non si vede, e potrebbe addirittura non esserci. Perché come qualcuno ha notato anche Amazon ebbe un avvio difficoltoso in borsa, ma poi si riprese brillantemente; però un conto è una società hi-tech che comunque sia vende oggetti, e altro conto è una società che vende la possibilità di pubblicizzare oggetti che qualcuno dovrebbe poi comprare, forse.
La reputazione della neo-quotata è oggi improvvisamente in discussione: preoccupazioni sulle potenzialità di crescita della società, incertezze sulle entrate pubblicitarie, costi di gestione in aumento.
Venerdì ci si era messo pure il Nasdaq, andando in tilt e sgambettando il titolo proprio il giorno dell’esordio. E se la banca che ti accompagna in borsa è la stessa che poi taglia le stime sulla tua azienda. Beh dai nemici mi guardo io, ma dagli amici… O forse molto banalmente gli amici avevano sovrastimato le tue potenzialità, e se ne sono accorti in fretta.
Può darsi che la realtà virtuale di Facebook si stia scontrando con il mondo reale della borsa e delle sue regole, o può anche darsi che Facebook abbia obiettivamente un enorme valore, ma gli investitori facciano fatica a capirlo (e bisognerebbe forse fare un piccolo sondaggio a Wall Street per vedere in quanti hanno una pagina sul social network di Menlo Park). Fatto sta che le cose in questi primi giorni non sono andate come ci si aspettava alla vigilia.
Adesso, come se non bastasse, le modalità con le quali Morgan Stanley ha stabilito il prezzo e la dimensione dell’offerta pubblica iniziale stanno sollevando dubbi, e potrebbero essere oggetto di investigazioni. La banca è sospettata di aver condiviso informazioni e impressioni con alcuni clienti privilegiati (“amici, qui butta male”), evitando di informare apertamente tutti gli investitori.
Vedremo come proseguirà la vicenda. Quel che è certo è che Zuckerberg dovrà un po’ ricalibrare le sue aspettative, e magari fare un salto alla St. Patrick’s Cathedral per una preghierina.
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Carlo Manfredi
Carlo Manfredi
Argomento: Economia, Tecnologie
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