Shirin Ebadi ai giovani: protestate, ma con il sorriso

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Shirin Ebadi ai giovani: protestate, ma con il sorriso

L’attivista iraniana, premio Nobel per la Pace nel 2003, gira il mondo incontrando gli studenti: “È un vostro diritto battervi contro le ingiustizie. Ma senza violenza”

17 maggio 2012

I tempi di crisi richiedono testimoni credibili ed autentici. E l’attivista iraniana Shirin Ebadi, premio Nobel per la Pace nel 2003, è uno di questi. Ai giovani che da 25 anni incontra nelle scuole ripete con la sua vita che un altro mondo è possibile. Che le scelte hanno un prezzo da pagare e questo a volte include anche il fatto di dover lasciare il proprio Paese e la propria famiglia, come ha dovuto fare lei stessa 3 anni fa. “Ogni cosa ha un suo prezzo, e noi lo dobbiamo pagare. La separazione dalla mia famiglia è il prezzo che ho accettato di pagare per continuare a svolgere il mio lavoro. I modelli dei ragazzi oggi sono attori, cantanti, persone del mondo dello spettacolo. Ma la vita vera non è il cinema, ed io sono qui per raccontarlo.”

Sabato scorso la Ebadi, prima donna musulmana a ricevere il Nobel per la Pace, ha incontrato i ragazzi di alcune scuole della provincia di Pordenone radunati nell’Auditorium Concordia. Sono stati gli studenti dell’Istituto tecnico commerciale ‘O.Mattiussi’ a chiamarla grazie alla sensibilità dei loro docenti (Daniela Dose e Mariapia Fedato), perché il dialogo è un’arte che forse bisogna davvero apprendere fin da bambini.

Molti gli argomenti trattati con linguaggio semplice da questa donna diventata un simbolo della lotta per i diritti umani nel mondo: dall’immigrazione (“siamo come un’orchestra, dove ognuno suona il suo strumento, e nessuno deve sentirsi più importante dell’altro”) all’islam (“ci sono tanti islam, io ne vorrei uno compatibile con i diritti umani e la libertà personale”), con messaggi rivolti anche direttamente agli studenti occidentali. “Ho la sensazione che voi non mostriate una grande sensibilità per le problematiche sociali, e questa non è una cosa buona. Protestare è un nostro diritto. Quando incontrate un’ingiustizia dovete protestare. Non con la violenza ma con il sorriso“. Un esempio? “So che non nel vostro Paese da un po’ di tempo si è abbassato il budget per l’istruzione. Perché non protestate per questo? Le autorità devono sapere che invece che diminuire il budget per l’istruzione si dovrebbe diminuire piuttosto il budget per le spese militari. Non rimanete indifferenti. La protesta è un diritto dei giovani”.

Parole che risuonano più forti quando a pronunciarle è una donna che, con grande coraggio e determinazione, ha scelto di non lasciarsi condizionare dalla paura, anche dopo aver saputo di essere inserita nella lista dei condannati a morte dal regime. “La paura è un istinto, come la fame. Voi sentite fame senza volerlo. Un essere umano in una situazione di pericolo ha paura. Però è importante pensare che con la paura c’è anche la possibilità di riflettere, di ragionare, per chiedersi: come affrontarla?”. C’è paura e paura, ma una parola particolare la Ebadi vuole riservarla alle ragazze che possono aver sperimentato qualche forma di violenza. “Se voi fate vedere che avete paura, fate vincere il nemico. L’importante comunque è condividere queste paure: parlarne con uno psicologo, un assistente sociale. Non tenete dentro la rabbia e le vostre paure. Parlatene, e vedrete che poi le cose si risolveranno con maggiore facilità.”

A proposito di parola e di comunicazione, secondo i ‘Reporters senza frontiere’ l‘Iran da tre anni è il primo nemico di Internet. Nel giugno 2009 aveva fatto il giro del mondo la foto della giovane Neda, uccisa durante le proteste in piazza del Movimento Verde. Una morte filmata e inserita in tempo reale su youtube. “Quel filmato scosse l’opinione pubblica internazionale. Il regime iraniano ha poi abbassato la velocità della Rete ed attualmente abbiamo l’Internet più lento del mondo. Così lento che quando devo leggere una pagina, la chiamo e poi vado a cucinare in attesa che si apra…”.

In ogni caso Shirin Ebadi è fiduciosa sul futuro del suo Paese, che a suo parere cambierà grazie ai giovani. “I giovani – ha ribadito, ricordando che attualmente più di 50 studenti e 90 scrittori sono ancora in carcere – porteranno la democrazia nel Paese“. Non attraverso la rivoluzione, perché la gente è stanca di guerre e violenze, ma attraverso le riforme. “Dopo la rivoluzione del 1979 il potere è caduto nelle mani di gruppi di potere islamici estremisti, che hanno emanato leggi molto discriminatorie per le donne: per esempio se un uomo e una donna rimangono feriti in un incidente, alla donna spetta la metà del risarcimento dell’uomo. Se un ragazzo e una ragazza si baciano per la strada, commettono reato e vengono frustati. Il prossimo governo iraniano sarà laico. Quando la religione è la base del governo, si approfitta del credo religioso del popolo. Non faremo più questo errore.”

Forse questo grande Paese, culla della civiltà persiana, risorgerà anche grazie alla poesia, che per gli iraniani occupa un posto molto importante nella vita e nelle quotidiane conversazioni. Come ricordato da Maria Ines Scrosoppi, autrice di una bella intervista con Shirin Ebadi confluita nel libro ‘Storia di una bambina vivace’, nella sede dell’Onu a New York sono scolpiti i versi di un poeta iraniano molto amato, Saadi: “I figli di Adamo sono membra dello stesso corpo / Essendo stati creati dalla stessa essenza. / Quando la calamità del tempo si abbatte su una parte / Le altre non possono restare impassibili./ Tu che sei insensibile alla sofferenza degli altri / Non meriti di chiamarti uomo.”

Foto: Attribuzione Alcuni diritti riservati a Olivier Pacteau

Lucia Cosmetico

Lucia Cosmetico

Argomento: Società

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