“Hanno ammazzato Montesquieu!”, di Alessandro Calvi

Terza Pagina

“Hanno ammazzato Montesquieu!”, di Alessandro Calvi

Cerimonia funebre del Parlamento italiano

31 marzo 2013

Niente, dopo ogni elezione politica siamo condannati a una gamma di sentimenti che vanno dallo sbigottimento alla desolazione alla disperazione. Chissà perché… Purtroppo gran parte della classe politica, così come la quasi totalità della stampa, si dimostra di volta in volta inadatta a recepire e descrivere il carattere abnorme della crasi fra elettore e istituzioni, che si è andata accentuando negli ultimi vent’anni fino a creare una voragine nebbiosa e di fatto quasi indescrivibile.

Restano i libri, alcuni libri almeno, che fuori dall’isteria del quotidiano ci possono dare un quadro della situazione scabrosa e spaventosa in cui versa la politica italiana. Fra questi c’è il lucidissimo lavoro di Alessandro Calvi, Hanno ammazzato Montesquieu!, appena pubblicato dall’editore Castelvecchi. In questo volume, in maniera asciutta e accurata, si dà conto del logoramento italiano di uno dei tre poteri fondanti, nella concezione illuministica su cui si basa lo Stato moderno, di ogni entità politica. Ma il termine “logoramento” è consolatorio rispetto al quadro di cui si dà conto nel libro: Calvi parla di “disarticolazione” e di “requiem per il Parlamento”, istituzione che in Italia è stata espropriata, nella cosiddetta seconda Repubblica, non solo del suo peso e del suo valore politico, ma proprio del ruolo funzionale che la Costituzione le attribuisce: il potere legislativo, appunto.

Hanno ammazzato Montesquieu! è un libro denso e intelligente: da dopo Tangentopoli, si spiega, sono i governi (e che governi) a essersi fatti carico del lavoro legislativo: «Nelle ultime legislature, mettendo insieme decreti legge e decreti legislativi, infatti, si supera il numero delle leggi». La detrizione delle camere rappresenta una mortificazione (per non dire la morte) della democrazia, visto che la volontà elettorale si esercita in Italia proprio nell’elezione del Parlamento. Tanti sono i complici di questo grave delitto, compiuto per avvelenamento in vent’anni di non-Repubblica. L’imperativo della “governabilità” ha dato luogo a leggi elettorali oscene, a governi tirannici e deformi, a un’opposizione sbigottita e inerte, incapace di costruire un’identità o un discorso politico anche elementare. Concorre al delitto anche la magistratura, naturalmente, un potere giudiziario costretto a farsi carico di questo vuoto legislativo, a volte suo malgrado, altre volte con dolo. E non manca, in questo quadro, il “crepuscolo” della cronaca politica, con la stampa che non è più in grado di prendere le distanze da argomenti che ormai coincidono, a volte pienamente, con la fonte.

Il libro è stato interamente scritto prima delle ultime elezioni, che però non hanno fatto altro che confermarne l’attualità. Per conferire ai delitti quella necessaria suspence narrativa di cui la stampa quotidiana ormai si nutre, serve un solo colpevole, che – vedrete – diventerà Beppe Grillo al quale, ben che gli vada, spetterà il triste ruolo del boia condiscendente, nonostante tutte le sue istanze dissenzienti. Varrà la pena di leggere subito il libro di Calvi, allora (qualche governo a venire potrebbe proibirlo, non si sa mai): un volume che ha il pregio di far sentire meno soli quanti ancora sanno che la politica è un bene che dovremmo prima di tutto proteggere.

Francesco Zardo

Alessandro Calvi, Hanno ammazzato Montesquieu!, Castelvecchi, pp. 158, 14 euro

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