Piccoli festival crescono (e soffrono): i corti e i documentari di MoliseCinema

Terza Pagina

Piccoli festival crescono (e soffrono): i corti e i documentari di MoliseCinema

Inizia il 7 agosto a Casacalenda la decima edizione di una delle manifestazioni estive più interessanti degli ultimi anni

26 luglio 2012

MoliseCinema è un festival che si svolge ogni anno nel piccolo paese di Casacalenda. Nato nel 2003, insieme all’omonima associazione, con l’obiettivo di riportare il cinema nei luoghi da cui era sparito, il festival ha saputo ritagliarsi anno dopo anno la sua nicchia, diventando un punto di riferimento per il mondo dei cortometraggi e per i gioviani autori emergenti. Si aprirà a breve la decima edizione. Federico Pommier Vincelli, direttore artistico e principale artefice della rassegna, ci presenta il cartellone: un’occasione per fare il punto sulle tante peripezie che si affrontano oggi per tenere in vita una manifestazione culturale.

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Federico raccontaci prima di tutto come ha avuto origine MoliseCinema.

Il progetto più che di una passione cinefila è conseguenza di una passione civile, sorta subito dopo il terremoto che aveva colpito il Molise nel 2003. Per ragioni familiari sono molto legato a quella terra, e insieme ad alcuni amici si decise di dare vita a un’iniziativa culturale che potesse rilanciare un territorio colpito e ferito. Pensammo quindi che il cinema potesse essere lo strumento giusto per realizzare la nostra idea, partendo anche dall’evidenza che il cinema era ed è sparito dalla gran parte dei piccoli centri e delle zone più interne e difficilmente raggiungibili; fenomeno che negli ultimi anni si è accentuato in seguito alla comparsa dei multisala. Da qui il sottotitolo del festival: “Piccoli paesi, grande schermo”.

Dopo la nascita della rassegna come siete andati avanti?

All’inizio i titoli in cartellone erano pochi, così come i giorni di programmazione. Il festival si svolge in piena estate, in un paese con poco più di 2000 abitanti, piuttosto isolato e non facilmente raggiungibile dalle grandi città. Tutto ciò ha comportato un grande sforzo e creato non pochi problemi logistici. La risposta del pubblico è stata però sin dall’inizio molto incoraggiante e questo ci ha spinto a proseguire. Così nel corso degli anni il festival è cresciuto, soprattutto dal punto di vista dell’offerta culturale, e si è fatto conoscere. Contemporaneamente si è sviluppato un target: non potendo competere coi grandi festival abbiamo creato un luogo per la promozione del cinema giovane, indipendente, con un grande spazio dedicato ai cortometraggi.

Ci sono degli argomenti o dei filoni che il festival privilegia particolarmente?

Possiamo dire che un tema ricorrente è la riflessione fra centro e periferia, che è poi come abbiamo detto uno dei temi che ha dato origine all’idea del festival. Questo ci porta ad essere aperti verso la cinematografia più innovativa e contemporanea, e più interessata alla lettura della nostra società.

Com’è strutturato il festival?

Abbiamo tre sezioni competitive, con giurie qualificate composte di addetti ai lavori, registi e produttori: “Paesi in corto”, riservata ai cortometraggi internazionali; “Percorsi”, dedicata ai corti italiani, e poi “Frontiere”, rivolta ai documentari. Poi abbiamo la sezione “Paesi in lungo”, sulle opere prime del cinema italiano, per la quale non c’è una giuria qualificata e i film sono valutati dal pubblico. Naturalmente gli inediti sono in generale rari, del resto pochissimi sono i festival che possono permettersi le anteprime. In ogni caso per noi non è importante avere l’inedito, ma rivolgendoci al cinema giovane e indipendente il nostro interesse primario è fare in modo che queste opere siano viste e diffuse il più possibile, anche in regioni dove difficilmente sarebbero distribuite.

Casacalenda è un paese piuttosto piccolo, dal punto di vista logistico come siete organizzati?

Oltre ad essere piccolo, Casacalenda non è un paese turistico, e non ci sono grandi strutture ricettive. Il luogo fisico dove si svolge il festival è una piazza, che in realtà non è nemmeno una piazza ma una strada in discesa, piuttosto larga, che diventa una sala cinematografica naturale. Poi abbiamo a disposizione anche il vecchio teatro comunale, che sull’onda del successo del festival è stato ristrutturato dal Comune e riaperto come cinema.

Ci sono altri piccoli festival, simili al vostro, con i quali avete contatti?

Noi facciamo parte dell’AFIC, l’associazione dei festival del cinema italiani, che vede fra i propri soci anche manifestazioni piuttosto importanti, come le rassegne di Torino e di Pesaro. Il tratto comune dei festival che aderiscono all’associazione è la ricerca di uno standard qualitativo di livello.

Quali film importanti sono passati da MoliseCinema?

Il primo film in assoluto che presentammo fu L’imbalsamatore di Matteo Garrone, ed Ernesto Mahieux, il protagonista, venne alla proiezione. Poi noi siamo molto legati a Elio Germano, che è originario di un paese vicino a Casacalenda. Lui ci segue da vicino ed è venuto molte volte al festival, e noi seguiamo lui presentando i suoi film. In generale siamo attenti al cinema italiano per ciò che riguarda i lungometraggi, con molte opere prime o seconde in cartellone, mentre per i cortometraggi diamo grande spazio ai titoli internazionali. Riceviamo corti da tutto il mondo, e devo dire che per quanto riguarda i cortometraggi il nostro è uno dei festival più interessanti in Italia.

In effetti ho visto che l’anno scorso avete ricevuto più di 1000 cortometraggi, da quasi 70 Paesi diversi… Parlaci un po’ del mondo dei corti. Si tratta di un prodotto che sfugge allo spettatore abituale, che quasi sempre va al cinema per i lungometraggi.

Questo è vero soprattutto in Italia. In altri Paesi anche per i corti esiste un mercato più o meno sviluppato, mente da noi un circuito dedicato praticamente non c’è. Altrove i corti sono ad esempio spesso proiettati nelle sale prima degli spettacoli principali, e hanno i loro canali di distribuzione; in Italia questo non avviene, perciò i festival costituiscono proprio uno dei pochi canali di distribuzione dei film brevi, e sono numerose le rassegne dedicate al settore. Da questo punto di vista il nostro ruolo è quindi di una certa importanza.

Le opere sono proiettate in lingua originale?

Sì. Soprattutto i corti, che sono il nostro settore d’eccellenza, sono tutti rigorosamente in lingua con sottotitoli.

Che rapporti avete con le istituzioni locali? Regione, Comune, Provincia, Enti locali, vi aiutano in qualche modo?

Per quello che possono ci aiutano, e ci danno anche dei fondi, ma devo dire che il successo della nostra iniziativa li ha colti un po’ di sorpresa. Anche se il festival cresce e attira presenze, nei poteri locali non si è ancora sviluppata pienamente la sensibilità che può portare a una completa valorizzazione dell’evento.

E l’imprenditoria locale come reagisce?

C’è un certo interesse. Tieni comunque presente che stiamo parlando di una regione dove l’impresa privata non è molto diffusa, e non c’è un grande tessuto industriale. Insomma operiamo in un contesto economico non particolarmente florido e dove si respira un certo disagio. Sono zone in cui si assiste a un progressivo spopolamento, dove si percepisce la sfiducia e il fatalismo, e c’è senza dubbio il rischio che la nostra iniziativa rimanga un po’ isolata. Il che non vuol dire che non valga la pena andare avanti, anche perché il nostro tentativo di riportare il cinema in paese ha avuto successo. Il cinema di Casacalenda durante l’anno funziona, ha una normale programmazione, cosa che vent’anni fa sarebbe stata impensabile.

Qual è il tuo giudizio sul panorama dei festival del cinema in Italia, e come vedi il futuro di MoliseCinema?

Sicuramente in Italia di festival ce ne sono tanti, forse troppi, ma dobbiamo considerare che i festival assolvono anche una funzione importante, quella di circuito di distribuzione alternativo. Molte opere senza i festival non potrebbero essere conosciute.

Il problema principale per un’iniziativa come la nostra è il lato economico. Noi ci finanziamo prevalentemente con fondi pubblici, statali, regionali e comunali, e sappiamo tutti che in una fase di tagli alla spesa il primo settore ad essere colpito è sempre quello culturale. Per noi ora è un momento di grande difficoltà, nonostante il festival si sia consolidato e si sia fatto un nome e un pubblico. E non siamo gli unici ad essere in difficoltà, se pensi che un festival come “Arcipelago”, forse la rassegna di corti più importante in Italia, giunta alla sua ventesima edizione, ha deciso di chiudere, o almeno queste sono state le dichiarazioni degli organizzatori, e sempre per problemi legati alla mancanza di fondi.

Forse qui si paga anche un deficit culturale del cinema italiano, che vive troppo sui finanziamenti pubblici e non riesce a vedere se stesso come un’industria dove è necessario sostanzialmente puntare al profitto.

Sì, c’è una carenza di cultura cinematografica, un po’ per il predominio assoluto della televisione e dei suoi modelli, in parte certamente per l’incapacità del nostro cinema di proporre opere che riescano a raggiungere il largo pubblico senza minacciare la qualità; e un po’ anche perché non ci sono più i cinema. Se a Roma chiude l’unica sala che programmava film in lingua originale, per essere probabilmente sostituita da un’attività commerciale, vuol dire che c’è qualcosa che non va.

Per finire, dacci una breve anteprima di quello che potremo vedere quest’anno a MoliseCinema.

Fra i titoli più importanti avremo Cesare deve morire, Il Mundial dimenticato, Il paese delle spose infelici, I primi della lista, Sette opere di misericordia. Poi presenteremo Giusva, un documentario su Fioravanti, molto attuale viste polemiche di questi giorni. Per quanto riguarda il calcio avremo un documentario su Agostino Di Bartolomei e una divertente docu-fiction sul mondo delle figurine dal titolo Mi manca Riva – viaggio di un collezionista di figurine. Poi molti altri film ovviamente… Venite a trovarci a Casacalenda dal 7 al 12 agosto.

Carlo Manfredi

Carlo Manfredi

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